Salvo rare eccezioni.
Comincio ad avere dubbi persino su me stessa, non so più se quello che faccio è giusto o meno.
Dopo Natale è apparso un nuovo foglio in bacheca: una lettera dal sindacalista, in cui si rende noto che alcune lavoratrici part time hanno ricevuto minacce dal parte del direttore, che è già noto per questi atteggiamenti decisamente poco regolari. Dice anche che tutto questo avrà delle conseguenze, che segnaleranno il fatto a chi di dovere e che faranno di tutto perché l'interessato smetta di comportarsi in questo modo.
Penso sia logico e normale denunciare certi atti di prepotenza e pressione psicologica. Io avevo condannato subito a gran voce questo comportamento quando ancora non ne ero io l'oggetto, bensì altre mie colleghe. A maggior ragione ho voluto dire la mia quando le minacce sono state poi rivolte anche a me.
Penso anche che tra colleghe che remano su una stessa barca, che tra l'altro sta lentamente andando a fondo, ci si debba aiutare ed essere unite per il bene di noi tutte. Perché giuro che io le mie "lotte" le conduco per tutte quante, non solo per me stessa, ma per far sì che le cose finalmente cambino in meglio. E questo è più o meno l'atteggiamento di tutte le colleghe full time.
E' tra le part time che tutto ciò non avviene. Sono rimasta parecchio delusa. Non mi aspettavo certo chissà che cosa, perché già avevo notato tante contraddizioni... però davvero pensavo che davanti a questo fatto, che io ritengo seriamente ripugnante, saremmo state tutte dello stesso parere.
Quando nello spogliatoio ho raccontato a una collega quello che era successo... sdegno, stupore! Non ci posso credere! Non esiste! Ha esagerato!
Poi saliamo, timbriamo, ed ecco che si trasforma e si mette a ridere e scherzare col "dire", come lo chiama lei, con me di fianco. Io ero di stucco e guardavo la scenetta con gli occhi sbarrati. Non riesco a capire come si possa essere così falsi rimanendo a posto con la coscienza. Bah, che me frega.
Piano piano mi sono accorta che il 90% delle colleghe fa proprio così. C'è un livello di paraculaggine in quel negozio che non ho mai visto da nessun'altra parte. E sono scattate le paranoie.
Forse esagero io, forse sbaglio, forse dovevo far finta di niente (ma la lettera dal sindacato sarebbe arrivata ugualmente, visto che altre prima di me avevano denunciato l'atteggiamento), adesso chissà cosa staranno dicendo alle mie spalle, ora verrò trattata da appestata... ora non potrò fidarmi di nessuno. E' questa la realtà.
Deliri paranoici a parte, io credo seriamente di essere dalla parte del giusto. Avevo già avuto a che fare con le minacce: quando lavoravo all'Upim, il direttore mi trattò malissimo perché non avevo dato la disponibilità a lavorare il 26 dicembre e mi disse chiaramente che non mi avrebbe rinnovato di un altro mese il contratto e avrei chiuso definitivamente con l'Upim. Decisi che non avrei voluto avere niente a che fare con lui per altri 30 giorni, perciò il 31 salutai il negozio col cuore pieno di gioia.
La vita è fatta di compromessi, è vero... ma a livelli così bassi io non scendo. Ho comunque una dignità di brava lavoratrice e pretendo un minimo di rispetto, perché faccio sempre tutto per guadagnarmelo.
Ieri ho parlato con la capocassiera. Anzi, non proprio, visto che dopo due secondi lei si scalda, comincia ad alzare la voce e se ne va via borbottando. A me scoccia terribilmente il fatto che nemmeno lei mi capisca, io voglio assolutamente spiegarle le mie ragioni.
Voglio farle vedere che da gennaio a giugno scorso ho fatto avanti e indietro dall'ospedale e, nonostante tutto, non ho mai chiesto neanche un'ora di permesso, anzi... andavo anche a fare gli straordinari e sono andata persino il giorno dopo che mia madre è entrata in coma. Voglio farle vedere che sono 20 mesi che lavoro lì e non hanno mai avuto niente da dire su di me, perché io metto sempre tutto il mio impegno e svolgo al meglio il mio dovere. Voglio farle vedere che il precedente direttore dopo neanche 5 mesi voleva farmi diventare rimborsiera, perché forse in me aveva visto del potenziale e che dopo soli 5 mesi il mio contratto è stato trasformato in un tempo indeterminato, cosa che non fanno mai. Voglio farle vedere che ho chiesto solo un giorno di permesso per il battesimo di mia nipote, e che mi sono messa in malattia solo due volte per un totale di 4 giorni, perché io non faccio come qualcuno che se ha mal di testa o il raffreddore (o semplicemente non ha voglia) sta a casa, anzi... entrambe le volte ero proprio in cassa quando mi sono sentita male.
Insomma, voglio farle vedere che in cambio di tutto questo mio impegno... non ho ricevuto mai niente da loro. La prima volta che ho chiesto qualcosa è stata a novembre, quando stavo davvero male e volevo quindi fare le mie ore e basta. E alla fine NON mi è stato concesso.
E devo sentirmi dire certe cose? Dopo tutto questo? A sapere che finiva così, mi prendevo tutti i permessi possibili e passavo più tempo con mia madre invece che lì dentro.
Ma lei continua a non capire e io continuo a essere nel torto. L'unica cosa che è stata capace di dirmi? "Ma perché non ve ne andate se questo lavoro vi pesa tanto?". Le ho detto che sono certi atteggiamenti che lo fanno pesare.
Ma forse non meritava la mia risposta.