Ieri chattavo con mia sorella: per le vacanze ha fatto un viaggio in macchina col suo moroso e l'ultima tappa è stata il Principato di Monaco.
Mi diceva di essersi letteralmente innamorata del posto: è pulitissimo, non si sente mai un clacson, i pedoni hanno la precedenza, polizia ad ogni angolo e criminalità al minimo. Ora, a parte che in una città-Stato da 32.000 abitanti sfido ad avere un altissimo tasso di criminalità e montagne di pattume, a maggior ragione se è meta turistica e se di poveracci non ce ne sono.
In ogni caso non credo che siano tante città e tanti Paesi dell'Europa ad essere particolarmente sopra alla media in fatto di vivibilità, quanto noi ad esserne terribilmente sotto.
Le ho anche detto: "Io non ci sono mai stata, ma posso presumere che le persone che ci vivono appartengano ad un ceto medio-alto". E lei mi dice: "Medio-alto culturalmente e dal punto di vista del rispetto per gli altri".
Non so cosa volesse dire, ma spero vivamente che la cultura e il rispetto di una popolazione non si misuri da quanto uso fa del clacson o se stira le persone sulle strisce pedonali.
Mi piacerebbe sapere però cosa significhi per lei. Perché il fatto è che sta con uno che non sopporto, che ha la mentalità da uomo di Neanderthal (che sicuramente nel paleolitico era molto avanti, ma al giorno d'oggi mi pare un po' limitato) e che ha tutti i difetti peggiori del mondo: fascista, sessista, razzista e omofobo. E il bello è che lei lo segue a ruota.
Ragazza-pongo, così me l'aveva descritta Fabri tempo fa. Descrizione perfetta, perché è incline a plasmarsi in forme differenti in base alla persona che frequenta. Delle volte tutto ciò assume aspetti davvero inquietanti, poiché lei tende a prendersi la vita degli altri, forse perché non sa viverne una sua, fatta di sue idee, suoi sogni, sue aspirazioni.
Quindi quando stava con l'allevatore, voleva fare l'allevatrice; quando stava col barista, voleva fare la barista; ora che sta col gelataio, ovviamente, vuole fare la gelataia.
Pare a tutti una persona estremamente forte e sicura di sé, ma io che la conosco bene penso tutto il contrario.
Qualche tempo fa eravamo in giro in centro. Quando passiamo davanti alla Sisley, vedo uscire un ragazzo stracarico di borse e sacchetti e dico: "Wow, ha fatto shopping!". Lei lo squadra, si gira e dice: umh, ora non ricordo quale parola esatta ha usato in quel momento, ma era una delle tante versioni offensive per dire gay.
Insomma, io l'ho bacchettata e, quasi per scherzo, le ho detto che stare con quello là le faceva male. E lei, tutta seria, ha cominciato a dirmi quello che pensa degli omosessuali ed è saltata su con una frase del tipo: "A me sta anche bene che esistano, basta che certe cose le facciano solo in casa loro".
Ero ALLIBITA.
Non sapevo che la pensasse così, ma d'altronde si deve adeguare al livello di intelligenza del suo moroso.
Io però, nella discussione, gliel'ho detto: "Ti confesso che delle volte mi vergogno di essere la sua quasi cognata".
Ma allora io mi chiedo: cos'è per lei il rispetto?
Mi diceva di essersi letteralmente innamorata del posto: è pulitissimo, non si sente mai un clacson, i pedoni hanno la precedenza, polizia ad ogni angolo e criminalità al minimo. Ora, a parte che in una città-Stato da 32.000 abitanti sfido ad avere un altissimo tasso di criminalità e montagne di pattume, a maggior ragione se è meta turistica e se di poveracci non ce ne sono.
In ogni caso non credo che siano tante città e tanti Paesi dell'Europa ad essere particolarmente sopra alla media in fatto di vivibilità, quanto noi ad esserne terribilmente sotto.
Le ho anche detto: "Io non ci sono mai stata, ma posso presumere che le persone che ci vivono appartengano ad un ceto medio-alto". E lei mi dice: "Medio-alto culturalmente e dal punto di vista del rispetto per gli altri".
Non so cosa volesse dire, ma spero vivamente che la cultura e il rispetto di una popolazione non si misuri da quanto uso fa del clacson o se stira le persone sulle strisce pedonali.
Mi piacerebbe sapere però cosa significhi per lei. Perché il fatto è che sta con uno che non sopporto, che ha la mentalità da uomo di Neanderthal (che sicuramente nel paleolitico era molto avanti, ma al giorno d'oggi mi pare un po' limitato) e che ha tutti i difetti peggiori del mondo: fascista, sessista, razzista e omofobo. E il bello è che lei lo segue a ruota.
Ragazza-pongo, così me l'aveva descritta Fabri tempo fa. Descrizione perfetta, perché è incline a plasmarsi in forme differenti in base alla persona che frequenta. Delle volte tutto ciò assume aspetti davvero inquietanti, poiché lei tende a prendersi la vita degli altri, forse perché non sa viverne una sua, fatta di sue idee, suoi sogni, sue aspirazioni.
Quindi quando stava con l'allevatore, voleva fare l'allevatrice; quando stava col barista, voleva fare la barista; ora che sta col gelataio, ovviamente, vuole fare la gelataia.
Pare a tutti una persona estremamente forte e sicura di sé, ma io che la conosco bene penso tutto il contrario.
Qualche tempo fa eravamo in giro in centro. Quando passiamo davanti alla Sisley, vedo uscire un ragazzo stracarico di borse e sacchetti e dico: "Wow, ha fatto shopping!". Lei lo squadra, si gira e dice: umh, ora non ricordo quale parola esatta ha usato in quel momento, ma era una delle tante versioni offensive per dire gay.
Insomma, io l'ho bacchettata e, quasi per scherzo, le ho detto che stare con quello là le faceva male. E lei, tutta seria, ha cominciato a dirmi quello che pensa degli omosessuali ed è saltata su con una frase del tipo: "A me sta anche bene che esistano, basta che certe cose le facciano solo in casa loro".
Ero ALLIBITA.
Non sapevo che la pensasse così, ma d'altronde si deve adeguare al livello di intelligenza del suo moroso.
Io però, nella discussione, gliel'ho detto: "Ti confesso che delle volte mi vergogno di essere la sua quasi cognata".
Ma allora io mi chiedo: cos'è per lei il rispetto?
